La posizione dell'Arciere | |
![]() |
Una delle ultime tribù di persone mai contattate dall'uomo industrializzato è stata scoperta nell'Amazzonia occidentale, vicino al confine tra Brasile e Perù. Gli indios sono stato avvistati in un'area protetta dal punto di vista etnico e ambientale lungo il Fiume Evira, durante un sopralluogo aereo. La scoperta è dalla fondazione governativa brasiliana Funai. Successivamente si è venuto a sapere, dalla stessa Funai, che in realtà la popolazione, pur essendo tutt'ora isolata, era già stata "scoperta" decenni fa, e che la notizia di cui sopra era stata data per attrarre l'attenzione sui pericoli che corrono le popolazioni native [10/07/2009]
|
![]() |
|
![]() |
La sorpresa del sorvolo aereo provoca agitazione nella piccola comunità Appare evidente che alcuni sono dipinti di rosso in tutto il corpo, altri di nero, altri, forse i più giovani, sono al naturale. Giovanni Caboto, primo esploratore europeo moderno del Nord America, notò per primo l'uso della pittura rosso vivo sul corpo degli uomini 510 anni fa, sulla costa orientale del Nord America, circa 4.000 Km a nord dal luogo ritratto nella foto. Per questo i nativi Americani vennero chiamati "pellerossa". Questa è una rara conferma odierna di un'usanza che forse è andata scomparendo nel tempo, nel continente americano, assieme alla scomparsa delle popolazioni che la praticavano. |
![]() |
|
![]() |
Nessun timore
reverenziale. Il gruppo reagisce. Due uomini "rossi" imbracciano l'arco e
attaccano l'intruso. L'uomo (?) in nero sembra presiedere l'operazione,
forse uno sciamano. La postura degli arcieri è netta e molto simile a
quella detta proprio "dell'arciere" nel kung-fu cinese. Più precisamente
appare come una variante della posizione base di un po' tutte le arti
marziali: gambe divaricate e flesse, piedi paralleli, busto dritto e
leggermente inclinato in avanti, sedere in fuori. Tradizioni corporee che
viaggiano nei mllenni e fra i continenti, restando inalterate per ragioni
di funzionalità come strumenti di vita. Si presume, con ragionevole certezza, che queste popolazioni discendano da migrazioni asiatiche avvenute tra 40.000 e 10.000 anni fa, durante l'ultima era glaciale, attraverso la Siberia e l'Alaska e restando poi isolate dalle vicende umane dell'Eurasia fino all'arrivo degli europei nel '500. |
![]() |
Per
concludere una preziosa testimonianza dal fotografo brasiliano Sebastiano
Salgado, pubblicata nel 2006. L'immagine ritrae una famiglia di una
popolazione nativa del Mato Grosso, sempre in Brasile ma a un migliaio di
chilometri a sud-est dell'area di cui sopra. Anche qui il corpo dell'uomo
appare pitturato per intero, anche se in modo non vistoso. Si tratta di una popolazione che vive ancora allo stato di natura, ma nota da tempo e abbastanza abituata al contatto occasionale con gli industrializzati. Testimonia l'assoluta mancanza, almeno apparente, di ogni ferinità che potremmo immaginare in popolazioni così diverse, nelle abitudini, da noi. Ce le fa vedere invece come molto vicine e familiari, almeno nelle espressioni. Notevole però la differenza nell'abbigliamento. I pochi elementi utilizzati hanno funzione pratica (ginocchiere, cavigliere) o di abbellimento (collane, collari, cinture, copricapi). Nessuna esigenza di pudore. La nudità è portata, quella sì come un vestito, con naturalezza e dignità Ci si mostra senza vergogna ("Ma verrà bene in foto?") ma senza ostentazione. Curiosa e bella la postura della donna per la scelta di come tenere braccia e mani. Lo spiccato valgismo ai piedi dell'uomo sembra quasi fisiologico nell'ampliare la superficie d'appoggio del piede, e quindi del corpo, sul terreno. Queste persone mostrano come sia possibile vivere (e lo sia stato per decine di millenni) in un'ottica mentale ciclica, in una "storia immobile", dove prevale il presente sull'ansia del futuro, dove concetti come sviluppo, miglioramento delle condizioni di vita, impegno, meritocrazia, progresso, crescita, sono del tutto sconosciuti e inutili. Dove l'esistenza dei propri figli è la naturale estensione della propria vita in un circolare continuo di stagioni e anni. La soddisfazione e il piacere sta nel semplice esserci e nell'espressione della propria persona, del proprio corpo. Da un punto di vista etnografico, l'assoluta mancanza di caratteri mongolici può far immaginare che, al tempo delle originarie migrazioni, il popolamento di tutta l'Eurasia, alle nostre latitudini, fosse piuttosto omogeneo, sia nelle caratteristiche fisiche che in quelle culturali. Anche dal punto di vista linguistico, secondo alcuni studiosi. Solo nei millenni più recenti vi fu la grande diffusione delle varietà bianco-nordica e mongola, diventate prevalenti rispettivamente in Europa (e India) e nell'Asia Centro-orientale e scontratesi fra di loro lungo i secoli, con alterne fortune, per il predominio delle steppe che vanno dall'Ucraina fino alla Cina. Uno scontro continuo e sanguinoso che ha contribuito, fra l'altro, al grande sviluppo delle tecniche militari (fondamentalmente la cavalleria e l'utilizzo dei grandi eserciti, manovrabili nei grandi spazi aperti) e, forse, anche al diffondersi di una mentalità marziale, ancor oggi prevalente nelle nostre culture, caratterizzata dal concetto di una gerarchia "forte" e dall'idea della espansione aggressiva basata sulla preventiva soggezione degli sconfitti sul campo (o sul "mercato"). Nel documento con le foto di Salgado (vedi link sotto) altre preziose immagini e un articolo di Desmond Morris, l'autore de "La Scimmia Nuda", articolo che, a mio parere, vale un'intera biblioteca.
Giugno 2008 |
Fonti:
| |